Ideale di Immagine Corporea vs. Body Positivity

BODY POSITIVITY – PUNTATA 1

Nonostante non si tratti (per il momento) di uno dei miei principali argomenti di ricerca, per una serie di congiunzioni astrali mi sono trovata ad affrontare l’argomento dell’immagine corporea. Da fruitrice di contenuti di piattaforme photo-based, come Instagram, ho trovato subito l’argomento molto interessante e soprattutto mi sono chiesta: Possono davvero delle immagini di donne con corpi che non corrispondono all’ideale stereotipico di bellezza farci sentire meglio? Sconfiggeremo i tanti odiati standard di peso e bellezza?

Prima di poter arrivare a rispondere a queste fatidiche domande, iniziamo da due premesse: di cosa parliamo quando ci riferiamo all’immagine corporea e (per chi non frequentasse il mondo dell’Instagram) cos’è la body positivity. 

L’immagine corporea è un costrutto psicologico che inizialmente veniva inteso in modo unidimensionale semplicemente come l’immagine che formiamo nella mente del nostro corpo (Schidler, 1935). Oggi viene considerato come un costrutto più complesso, multidimensionale, che si compone di 3 elementi (Cash, 2002): 1) la valutazione dell’immagine corporea, cioè in che misura una persona si sente soddisfatta o insoddisfatta del proprio aspetto fisico; 2) l’investimento nell’immagine corporea, cioè l’importanza che si attribuisce all’aspetto fisico e quanto sforzo si è disposti a fare per raggiungere l’aspetto fisico desiderato e 3) l’esperienza emotiva che deriva dalla valutazione relativa al corpo. 

Tenendo a mente questa definizione di immagine corporea, affacciamoci sul mondo dell’immagine corporea nei social media.

Nell’ultimo decennio, il movimento body-positive (o body positivity) si è sviluppato in reazione alla costante raffica di immagini mediatiche che promuovono ideali di bellezza irrealistici e irraggiungibili (Cohen, Newton-John & Slater, 2020). Nonostante i canali media tradizionali e Instragram mostrino ancora immagini idealizzate di bellezza e magrezza, la body positivity ha iniziato a farsi strada. 

Il movimento mira a sfidare gli ideali dominanti di apparenza, e promuove l’accettazione e il rispetto per tutti i corpi, indipendentemente dalla loro forma, dimensione e caratteristiche, e invita a spostare il focus sull’apprezzare il proprio corpo per la sua funzionalità e la sua salute e benessere, piuttosto che concentrarsi esclusivamente sul suo aspetto (Sastre, 2014). 

Ma perché è importante studiare i social media e il movimento della body positivity?

  1. L’89% dei giovani adulti utilizza almeno un social quotidianamente.
  2. I media svolgono un ruolo chiave nel promuovere gli standard di bellezza, che prevalentemente sono standard irrealistici, e svolgono un ruolo chiave nello sviluppo e nel mantenimento di insoddisfazione corporea e disturbi del comportamento alimentare.
  3. L’uso dei social media è legato a un’immagine negativa del corpo, e a preoccupazione per l’alimentazione.
  4. Le piattaforme photo-based sono particolarmente salienti per la loro diffusione e per la natura ideale delle immagini che vengono presentate e per l’opportunità che offrono di un confronto estetico. 

Su Instagram, per esempio, nel momento in cui sto scrivendo questo articolo cercando uno fra i più comuni hashtag sul fitness su Instagram compaiono 18.9 milioni di hashtag e innumerevoli pagine e profili. Così come sono frequenti gli hashtag sulla magrezza, che compaiono in migliaia di post e nomi di profili. La ricerca su questi tipi di messaggi veicolati dalle immagini su dieta, esercizio fisico inducono senso di colpa e spesso l’esposizione a questi messaggi aumenta l’insoddisfazione corporea e l’umore negativo.  

La Body Positivity si innesta in questi meccanismi, e al posto di promuovere delle immagini di corpi irrealistici, ideali di magrezza e tonicità muscolare, propongono di guardare alla realtà e alla normalità della maggior parte dei corpi, che sono caratterizzate da rotolini, smagliature, cicatrici e irregolarità che li rendono altrettanto belli. Riesce il movimento body positive in questo intento di creare immagini sui social media a cui ci si può relazionare? Queste immagini hanno davvero l’effetto positivo che si propongono di promuovere?

Lo scopriremo nella prossima puntata…. Stay tuned.

Bibliografia

Cash, T. F. (2002). Beyond traits: Assessing body image states. In T. F. Cash & T. Pruzinsky (Eds.), Body image: A handbook of theory, research, and clinical practice (pp. 163–170). New York: Guilford.

Cohen, R., Newton-John, T., & Slater, A. (2020). The case for body positivity on social media: Perspectives on current advances and future directions. Journal of Health Psychology, 1359105320912450.

Sastre, A. (2014). Towards a radical body positive: Reading the online “body positive movement”. Feminist Media Studies, 14(6), 929-943.

Shindler, P. (1935). The image and the appearance of the human body. New York: Interbational University Press.

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