Le cicatrici di una pandemia. Un’esperienza dolorosa può diventare sostenibile?

Articolo a cura della Dottoressa Emanuela Roder.
Dottoressa di Ricerca in Psicologia e Psicoterapeuta di formazione e orientamento psicodinamico e dialettico comportamentale. Attualmente lavora nell’unità di psicologia clinica e psicoterapia dell’Ospedale San Raffaele -Turro di Milano.

La pandemia che viviamo e che, in Italia, perdura da quasi un anno sta comportando ripercussioni importanti dal punto di vista sociale, economico e personale. Condivido con voi alcune riflessioni sulle conseguenze psicologiche della situazione attuale e sul nostro modo di affrontarle, con la speranza di offrire spunti utili per essere un po’ meno disorientati.

Ad oggi, numerosi ricercatori hanno esaminato in modo ampio e approfondito le prime conseguenze psicologiche della pandemia e dei periodi di lockdown: sono stati rilevati sintomi depressivi, ansiosi e malesseri fisici; particolarmente delicati sono apparsi la qualità del sonno e dell’alimentazione (ad esempio, per l’Italia si vedano Bonati et al., 2021; Moccia et al., 2020). I fattori di rischio riconosciuti sono stati un’età matura, un basso livello di istruzione, la disoccupazione o l’instabilità economica, una bassa qualità di vita, e la probabilità di contrarre la malattia. 

Al di là della dimensione oggettiva e oggettivizzata delle ricerche, la situazione attuale muove in ciascuno di noi emozioni molto forti, alcune ancestrali e salvifiche, come la paura e la rabbia (AA.VV., Corriere della Sera, 2020). Mi concentro sulla prima di queste due emozioni, ovvero la paura, e sulla reazione che induce in maniera più immediata, ovvero la fuga. La fuga può declinarsi come evitamento della fonte della minaccia (ad esempio, chiudendosi in un luogo sicuro ed evitando il più possibile ogni esposizione). Inoltre, per noi esseri umani, creature che hanno consapevolezza di sentimenti e stati interni, la fuga può anche declinarsi come evitamento dell’esperienza stessa, rinnegando il vissuto emotivo (ad esempio, asserendo che la minaccia non esista o che la sua entità sia oltremodo blanda). Probabilmente, alcuni riconosceranno l’oscillazione tra queste due posizioni, soprattutto nei primi mesi di pandemia: da un lato il timore di uscire, e dall’altro la strana sensazione che a noi e ai nostri cari non sarebbe mai potuto mai capitare nulla di male.

Per impedire alle emozioni di determinare le nostre azioni, da un anno a questa parte ci stiamo tenendo informati come mai prima d’ora, seguendo i notiziari e approfondendo le nostre conoscenze su argomenti quali, ad esempio, i virus o la diffusione delle malattie (Quammen, 2012). Proprio sull’uso dei social media e dei canali di informazione, però, alcuni studi hanno evidenziato delle criticità (Dubey, Podder & Pandey, 2020; Su et al., 2021): infatti, consultare un numero più ampio di fonti eterogenee può tutelare dal rischio di avere opinioni parziali ed errate, e può ridurre i livelli di ansia, ma cadere in una ricerca spasmodica di informazioni acuisce il livello di stress. 

Nella vita quotidiana ci siamo ritrovati a doverci tutelare da un virus insidioso, che si diffonde attraverso l’aria e il contatto. Pertanto, abbiamo messo a punto diverse soluzioni di compromesso. Abbiamo identificato e utilizzato specifici dispositivi di protezione individuale, abbiamo implementato prassi di igienizzazione nostra e ambientale, abbiamo diradato le uscite e monitorato la distanza interpersonale. Pur di preservare le nostre relazioni, abbiamo spostato gli incontri in una dimensione virtuale, dove la condivisione è ardentemente (e faticosamente) sostenuta dal desiderio di stare insieme. Tutti gli studi condotti finora sono concordi nell’indicare che i contatti sociali costituiscano un fattore protettivo e aiutino ad affrontare con più serenità la condizione stressante di oggi; in particolare la presenza di un buon supporto familiare e relazionale è risultato mitigare i sintomi depressivi, la solitudine e i sentimenti di sconforto (Mariani et al., 2020).

Ma, dopo mesi di tenace rispetto delle regole, i limiti, così ragionevolmente stabiliti e mantenuti, hanno finito col danneggiare proprio ciò che avrebbero dovuto proteggere. Viviamo, ma come? Si pensi all’esasperazione degli studenti, obbligati a svolgere le lezioni a distanza e a precludersi occasioni e situazioni preziosissime in certe età. Si pensi all’angoscia di tanti lavoratori, che non possono portare avanti attività in cui credono e di cui necessitano, non solo per ragioni economiche. Insomma, la ragionevolezza e le precauzioni non bastano a sciogliere le emozioni, e perciò continuiamo ad oscillare tra dicotomie irrisolvibili.

In psicoterapia funziona un vecchio adagio: se si trova un senso ad un’esperienza, anche la più dolorosa, questa diventa sostenibile. 

La ricerca ci viene in aiuto. Coltivare sentimenti di speranza, definire e perseguire chiari obiettivi di vita, mantenere un buon livello di soddisfazione e saper usare saggiamente l’ironia supportano la capacità di tollerare l’incertezza, di regolare le emozioni e di far fronte ai problemi – in altri termini, rafforzano una dimensione chiamata “resilienza” (Karataş & Tagay, 2021; Somma et al., 2021). In tal senso, sembra avere un ruolo chiave un costrutto complesso, la mindfulness, in particolare la dimensione di accettazione dell’esperienza (Dubey, Podder & Pandey, 2020): non significa rassegnarsi a un destino infausto, ma piuttosto lasciare andare angosce e recriminazioni, e vivere la realtà per quella che è, concentrandosi piuttosto sulle questioni importanti, e perseguendole con costanza, pazienza e flessibilità. 

Possiamo concludere con una consapevolezza. I sacrifici e la sofferenza non scompariranno, ma possono innestarsi in una narrazione coerente della nostra storia. Restano come una cicatrice: una parte della nostra pelle vissuta. Un modo per elaborare quanto stiamo attraversando è proprio fare in modo di imparare qualcosa, di cambiare, di diventare persone migliori nei giorni a venire.

Riferimenti bibliografici

AA. VV. (2020). C’è un posto nel mondo. Siamo noi (Collana “Le storie del Corriere della Sera”). Milano: RCS Media Group S.p.A.

Bonati, M., Campi, R., Zanetti, M., Cartabia, M., Scarpellini, F., Clavenna, A., & Segre, G. (2021). Psychological distress among Italians during the 2019 coronavirus disease (COVID-19) quarantine. BMC psychiatry21(1), 1-13.

Dubey, N., Podder, P., & Pandey, D. (2020). Knowledge of COVID-19 and its influence on Mindfulness, Cognitive Emotion Regulation and Psychological Flexibility in the Indian community. Frontiers in Psychology, 11, Article number 589365.

Karataş, Z., & Tagay, Ö. (2020). The Relationships between Resilience of the Adults Affected by the Covid Pandemic in Turkey and Covid-19 Fear, Meaning in Life, Life Satisfaction, Intolerance of Uncertainty and Hope. Personality and Individual Differences, 172, Article number 110592.

Mariani, R., Renzi, A., Di Trani, M., Trabucchi, G., Danskin, K., & Tambelli, R. (2020). The Impact of Coping Strategies and Perceived Family Support on Depressive and Anxious Symptomatology During the Coronavirus Pandemic (COVID-19) Lockdown. Frontiers in Psychiatry11, Article number 587724.

Moccia, L., Janiri, D., Pepe, M., Dattoli, L., Molinaro, M., De Martin, V., Chieffo, d., Janiri, L., Fiorillo, A., Sani, G., & Di Nicola, M. (2020). Affective temperament, attachment style, and the psychological impact of the COVID-19 outbreak: an early report on the Italian general population. Brain, behavior, and immunity, 87: 75-79.

Quammen, D. (2012). Spillover: animal infections and the next human pandemic. New York: WW Norton & Company. [Traduzione italiana: “Spillover. L’evoluzione delle pandemie”. Milano: Adelphi, 2017].

Somma, A., Krueger, R. F., Markon, K. E., Gialdi, G., Colanino, M., Ferlito, D., Liotta, C., Frau, C. & Fossati, A. (2020). A longitudinal study on clinically relevant self-reported depression, anxiety and acute stress features among Italian community-dwelling adults during the COVID-19 related lockdown: Evidence of a predictive role for baseline dysfunctional personality dimensions. Journal of Affective Disorders, 282: 364-371.

Su, Z., McDonnell, D., Wen, J., Kozak, M., Abbas, J., Šegalo, S., Li, X., Ahmad, J., Cheshmehzangi, A., Cai, Y., Yang, L., & Xiang, Y. T. (2021). Mental health consequences of COVID-19 media coverage: the need for effective crisis communication practices. Globalization and Health17(1), 1-8.

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