Mind the gap between you and the others. Gli effetti del confronto sociale sull’individuo e sulla società.

Articolo a cura della Dottoressa Michela Vezzoli. Ha ottenuto il suo Dottorato di Ricerca in Psicologia, Linguistica e Neuroscienze Cognitive con una tesi sull’utilizzo dei Big Data nella ricerca psicologica. Attualmente lavora come Assegnista di Ricerca presso l’Università degli Studi di Milano – Bicocca, dove studia gli effetti della disuguaglianza economica sul benessere e i comportamenti delle persone.

A quasi un anno dalla scoperta del SARS-CoV-2, il divario tra ricchi e poveri si è ulteriormente allargato, accrescendo la disuguaglianza economica. Secondo l’ultimo rapporto CENSIS (2020) il 90,2% degli italiani sostiene che l’emergenza coronavirus e il lockdown hanno danneggiato maggiormente le persone più vulnerabili, ampliando le disuguaglianze economiche e sociali già esistenti. Insomma, i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri e questo cambiamento non fa altro che amplificare un problema che era già allarmante ancora prima dell’inizio dell’emergenza sanitaria. Come evidenziato da Oxfam, nel 2019 la ricchezza detenuta da parte dell’1% della popolazione mondiale era più del doppio di quella detenuta da quasi sette miliardi di persone. Wilkinson e Pickett (2010; 2020) hanno spiegato molto bene e accuratamente le conseguenze che la disuguaglianza economica ha sulla nostra salute e sui problemi sociali presenti nella società in cui viviamo. 

Sorprendentemente, la povertà e il benessere economico, in termini oggettivi, spiegano solo una piccola parte dei problemi sociali. Infatti, una sostanziale causa di questi problemi deriva da come percepiamo il nostro status sociale. Immaginate una scala con 10 gradini, che rappresenta la nostra società. Al vertice della scala ci sono le persone più abbienti, con la migliore istruzione e i lavori più pagati. Alla base, invece, ci stanno le persone meno abbienti, con bassi livelli d’istruzione e i lavori meno pagati. Se tu dovessi indicare la tua posizione economica rispetto alle altre persone, su quale gradino ti posizioneresti? Con questa scala siamo in grado di misurare quello che viene definito lo status sociale soggettivo. Teoricamente, dovremmo essere capaci di predire correttamente dove una persona si posizionerà sulla scala in base al suo reddito, istruzione e al prestigio del suo lavoro. Ma in realtà non possiamo. È vero che, in media, le persone oggettivamente più abbienti posizionano se stessi sui gradini più alti. Tuttavia, ci sono persone che pensano di avere una posizione economica inferiore rispetto agli altri sebbene queste persone siano oggettivamente abbienti. Questo ci indica che solo una piccola parte della valutazione che facciamo della nostra posizione economica si basa sugli indicatori oggettivi di status (ossia, reddito, istruzione e prestigio lavorativo). Se le nostre percezioni sul nostro status non si allineano con indicatori oggettivi quantificabili, come i soldi, allora significa che i soldi, dopotutto, non sono i protagonisti della storia.

Il modo in cui valutiamo noi stessi sulla scala sociale è importante, perché rivela molto del nostro futuro. Se dovessi posizionare me stessa su un gradino basso della scala sociale, allora diventa più probabile che soffrirò di ansia e depressione, prenderò delle decisioni più rischiose, sarò meno performante al lavoro, crederò nelle teorie cospirazioniste e avrò problemi di peso o cardiaci. Per chiarezza, non sto solo affermando che se una persona è oggettivamente povera allora tutte queste problematiche diventano più probabili. Sto anche affermando che queste problematiche hanno maggiore probabilità di verificarsi se mi sento povera, indipendentemente da quanti soldi possiedo. Certamente una ragione per cui una persona si sente povera è perché lo è. Ma poco fa, abbiamo visto come quello che oggettivamente possediamo viene poco considerato quando dobbiamo valutare la nostra posizione economica e sociale.

Quindi, su cosa basiamo le nostre valutazioni? Quello che facciamo non è stabilire quanto guadagnamo, ma se quello che guadagnamo è abbastanza. Questo lo stabiliamo basandoci sul confronto sociale, ossia paragonando quello che abbiamo con quello che hanno le altre persone. Lo facciamo così abitualmente che neanche ci accorgiamo di farlo. Se il nostro vicino compra una nuova macchina, magari non diciamo a noi stessi che ne dobbiamo avere subito una anche noi. Ma appena saliamo sulla nostra auto, diventa un po’ più evidente rispetto a ieri quanto i sedili siano usurati e che forse dovremmo prenderne una più bella. Possiamo anche non accorgerci di farlo, ma i nostri comportamenti lo mostrano: nei vestiti che compriamo, le case in cui decidiamo di vivere, nei regali che facciamo. E lo standard che utilizziamo come metro di paragone per determinare quanto è “abbastanza”, cambia e anche spesso. Se hai percepito un aumento di salario, all’inizio ti devi adattare al nuovo stile di vita per poi ritenere nuovamente che la situazione non è cambiata e di non avere abbastanza. Quindi, più possediamo, più l’asticella si alza.

Che cosa possiamo fare per cambiare la situazione? La nostra speranza è che i nostri comportamenti sono delle risposte all’ambiente in cui viviamo e tale ambiente può essere cambiato. Intuitivamente, potreste pensare che il problema da risolvere sia la povertà. Che è vero, ma sfortunatamente non è sufficiente. Già nel 1970, l’economista Easterlin ha riscontrato come le nazioni più ricche erano anche le più felici, ma solo fino a un certo livello di ricchezza (Easterlin Paradox). Per esempio, uno studio pubblicato nel 2010 ha mostrato come negli USA chi guadagna 8 milioni di dollari l’anno non è tanto più  felice di chi ne guadagna 75 mila dollari l’anno. Per di più la ricchezza di un paese è meno efficace nel predire la felicità delle persone rispetto alla disuguaglianza economica (Oishi et al., 2011). Quindi, dovremmo eliminare la disuguaglianza economica? No, non dovremmo e, comunque, sarebbe un obiettivo utopistico. L’obiettivo è aggiustare il livello di disuguaglianza nazionale a livelli tali da fornire alle persone la possibilità di competere e di cambiare la propria posizione sociale durante la propria vita. Chiaramente, cambiare le prospettive economiche di un intero paese è un progetto a lungo termine. Tuttavia, ci sono altre strategie che potrebbero migliorare la qualità della nostra vita in maniera più immediata. La prima è di scegliere sapientemente i paragoni sociali che facciamo. Questo significa, per prima cosa, imparare a riconoscere quando abbiamo la compulsione di farlo e, in secondo luogo, di scegliere che tipo di paragone è per noi utile e rilevante. Se ci confrontiamo con persone che riteniamo abbiano più di noi (in gergo, upward comparison), questo paragone ci fa sentire più poveri, con meno talento. Dovremmo invece fare paragoni verso il basso con coloro che hanno meno di noi (in gergo, downward comparison). Sebbene possa sembrare poco glorioso paragonarsi con chi è meno fortunato, questo tipo di paragone ci fa sentire grati per quello che abbiamo ottenuto nella vita: diventare consapevoli che se le cose fossero andate solo un poco diversamente, potremmo non essere stati così fortunati. In questo modo, faremmo dei paragoni con lucidità e da una determinata prospettiva, ricordando a noi stessi che, anche se la situazione potrebbe essere migliore, tutto sommato potrebbe essere di gran lunga peggiore. Un’altra opzione è spostare l’attenzione dagli altri verso i noi stessi del passato. Se siamo riusciti a superare importanti prove nella nostra vita, allora paragonare il nostro io presente con il nostro io passato e mostrarci i grandi passi che abbiamo fatto ha dei vantaggi importanti sul nostro benessere, sia sociale che collettivo.

Bibliografia e sitografia

54° Rapporto Censis (2020). La società italiana al 2020. https://www.censis.it/sites/default/files/downloads/Sintesi_la_societ%C3%A0_italiana_2020.pdf

Wilkinson, R., & Pickett, K. (2010). The spirit level. Why equality is better for everyone. Penguin Books.

Wilkinson, R., & Pickett, K. (2020). The inner level: How more equal societies reduce stress, restore sanity and improve everyone’s well-being. Penguin Books.

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