Catcalling, Er Faina e il mansplaining

In questi giorni si è fatto un gran parlare di Catcalling, termine che fino qualche giorno fa era sconosciuto a molti. Nonostante il termine potesse essere poco conosciuto, l’esperienza di essere fischiate, chiamate, fissate, interpellate, salutate, richiamate a gesti per la strada è un’esperienza che le donne conoscono molto bene fin dalla giovane età. Il Catcalling infatti è un termine che indica una forma di molestia da strada (street harassment) o di molestia da parte di sconosciuti (stranger harassment), che le donne subiscono su base pressochè quotidiana, nella quale un estraneo rivolge indesiderate attenzioni sessuali verbali o non verbali a una persona in uno spazio pubblico, come la strada, un parco o i trasporti pubblici (DelGreco & Christensen, 2020).

Il catcalling, e più in generale le molestie da starda, sono state originariamente studiate come una forma di molestia sessuale ma è importante riconoscerne le sue specificità e le differenze rispetto alle molestie sessuali (Fitzgerald, 1993; Saunders et al., 2017).

In primo luogo, la molestia da strada avviene sempre tra due persone che non si conoscono (Fairchild & Rudman, 2008; Fairchild, 2010). Questo rende particolarmente difficile per il molestatore affrontare le conseguenze legali delle sue azioni (Davis, 1994). In secondo luogo, a differenza della violenza sessuale, il molestatore spesso non ha uno scopo o un “piano” specifico, ma il contatto è spesso breve e basato puramente sull’aspetto fisico della vittima (Farmer & Smock Jordan, 2017). Per entrambe le forme di molestie, è in gioco la questione del victim blaming (colpevolizzare la vittima). Il concetto di victim blaming in relazione all’attrattiva e all’aspetto della persona molestata è stato ampiamente studiato in letteratura (per una rassegna della letteratura vedi: Penone & Spaccatini, 2019). Le vittime che sono vestite in modo “sexy” sono percepite sia dagli uomini che dalle donne come più responsabili delle molestie rispetto alle vittime vestite in modo sobrio, per lo stereotipo secondo cui le persone che mostrano il proprio corpo in modo seducente in uno spazio pubblico è come se “chiedessero” un’aggressione sessuale (Penone & Spaccatini, 2019). In terzo luogo, le molestie da strada sono più frequenti delle molestie sessuali. Le donne riportano una frequenza di episodi di molestie da strada che varia dal 65-90% (DelGreco & Christensen, 2020; Livingston, Grillo & Paluch, 2015; MacMillan, Nierobisz & Welsh, 2000; Spaccatini et al., 2019).

Per quanto Er Faina ci dica che il catcalling vada preso con un innocente complimento o un lusinga, la maggior parte delle donne ne fa un’esperienza molto diversa, che è stata documentata in diversi studi di letteratura.

Anche se possono sembrare innocue per la loro natura breve, le molestie da strada sono associate a una serie di esiti psicologici negativi, che potrebbero essere suddivisi in conseguenze cognitivo-emotive e comportamentali. Dal punto di vista emotivo e cognitivo, le molestie da parte di estranei possono indurre nelle vittime sintomi di ansia legati alla percezione di sicurezza (Davidson et al., 2016), sensazione di essere invase, impotenza e umiliazione, che portano a rabbia e sintomi depressivi (Chhun, 2011), auto-colpevolizzazione, vergogna e paura dello stupro, che sono stati correlati a sintomi di disturbo post-traumatico da stress nelle donne (Carretta & Szymanski, 2020). Inoltre le molestie da strada sono state correlate a un’immagine corporea negativa, body-surveillance (continuo auto-monitoraggio del corpo), body-shame (vergogna per il corpo) e auto-oggettivazione (Davidson et al., 2015). Un recente studio evidenzia come le molestie da parte di sconosciuti abbiano conseguenze negative anche sul sonno (DelGreco & Christensen, 2020). Infatti, esiste una relazione positiva tra molestie da parte di sconosciuti e qualità del sonno, mediata da disturbi mentali internalizzanti, come ansia e depressione (DelGreco & Christensen, 2020). Inoltre, le molestie da strada possono portare le donne a attuare dei cambiamenti comportamentali, tra cui cambiare i loro tragitti o i trasporti, evitare particolari luoghi geografici, evitare di uscire la sera o di notte, o evitare persone specifiche (Livingston et al., 2015). Le donne monitorano l’ambiente circostante, limitano le scelte di abbigliamento, indossano cuffie, scelgono di fare esercizio fisico all’interno piuttostoche all’aperto, ed evitano determinati quartieri o strade. Tutte queste sono utilizzate come forme protettive contro il catcalling e le molestie da parte di sconosciuti (Kearl, 2009).

Quindi, signor Er Faina, grazie ancora una volta del mansplaining, di averci spiegato come le donne dovrebbero sentirsi in determinate situazioni che le riguardano in prima persona, ne avevamo proprio bisogno. Ancora una volta.

Bibliografia

Carretta, R.F., Szymanski, D.M. Stranger Harassment and PTSD Symptoms: Roles of Self-Blame, Shame, Fear, Feminine Norms, and Feminism. Sex Roles 82, 525–540 (2020). https://doi.org/10.1007/s11199-019-01073-5

Chhun, B. (2011). Catcalls: Protected speech or fighting words. Thomas Jefferson Law Review, 33, 273–295. https://heinonline.org/HOL/LandingPage?handle=hein.journals/tjeflr33&div=12&id=&page

Davidson,M.M., Gervais, S. J.,& Sherd, L.W. (2015). The ripple effects of stranger harassment on objectification of self and others. Psychology of Women Quarterly, 39, 53–66.

Davis,  D.  E.  (1997).  The  harm  that  has  no  name:  Street  harassment,  embodiment,  and  African American women. In A. K. Wind (Ed.), Critical race feminism: A reader (pp. 192–202). NewYork:  New  York  University  Press.

DelGreco, M., & Christensen, J. (2020). Effects of street harassment on anxiety, depression, and sleep quality of college women. Sex Roles, 82, 473–481. https://doi.org/10.1007/s11199-019-01064-6

Fitzgerald, L. F. (1993). Sexual harassment: Violence against women in the workplace. American Psychologist, 48, 1070–1076.

Fairchild, K., & Rudman, L. A. (2008). Everyday stranger harassment and women’s objectification. Social Justice Research, 21(3), 338–357.

Fairchild, K. (2010). Context effects on women’s perceptions of stranger harassment. Sexuality & Culture, 14, 191–216.

Farmer, O., & Smock Jordan, S. (2017). Experiences of women coping with catcalling experiences in New York City: A pilot study. Journal of Feminist Family Therapy, 29(4), 205-225. https://doi.org/10.1080/08952833.2017.1373577

Kearl, H. (2009). Always on guard: Women and street harassment. American Association of University Women, 103(1), 18-20.

Livingston, B. A., Grillo, M., & Paluch, R. (2015). Hollaback! International Street Harassment Survey Project. Cornell University, ILR School. https://www.ihollaback.org/cornell-international-survey-on-street-harassment/

MacMillan, R., Nierobisz, A., & Welsh, S. (2000). Experiencing the streets: Harassment and perceptions of safety among women. Journal of Research in Crime and Delinquency, 37, 306–322.

Penone, G., & Spaccatini, F. (2019). Attribution of blame to gender violence victims: A literature review of antecedents, consequences and measures of victim blame. Psicologia sociale, 14(2), 133-164. https://doi.org/10.1482/94264

Saunders, B. A., Scaturro, C., Guarino, C., & Kelly, E. (2017). Contending with catcalling: The role of system-justifying beliefs and ambivalent sexism in predicting women’s coping experiences with (and men’s attributions for) stranger harassment. Current Psychology, 36(2), 324-338. https://doi.org/10.1007/s12144-016-9421-7

Spaccatini, F., Pacilli, M.G., Giovannelli, I. et al. Sexualized Victims of Stranger Harassment and Victim Blaming: The Moderating Role of Right-Wing Authoritarianism. Sexuality & Culture, 23, 811–825 (2019). https://doi.org/10.1007/s12119-019-09592-9

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