Il bilinguismo nei bambini: come interagiscono le due lingue?

Articolo a cura di Jasmijn Bosch dottoranda di ricerca presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Nei suoi studi si occupa di bilinguismo nei bambini.

Se hai mai provato ad imparare una lingua straniera, probabilmente sarai d’accordo con me che non è così facile: ci vuole tempo e impegno, e anche dopo anni di pratica, il tuo accento sarà diverso da quello di un madrelingua. L’ho sperimentato personalmente quando mi sono trasferita dai Paesi Bassi a Milano. Mentre continuavo a lottare con la differenza tra “ci” e “ne”, e non riuscivo nemmeno a sentire la differenza tra “pésca” e “pèsca”, ho lavorato con bambini di sei anni che saltavano fluentemente tra italiano e tedesco, oppure cinese, oppure arabo. Quando ascolto quei bambini bilingui, rimango sempre colpita dalla facilità con cui usano entrambe le loro lingue e sono affascinata da come queste si influenzino a vicenda. La mia ricerca si concentra proprio su questo argomento: come interagiscono le due lingue dei bambini bilingui durante lo sviluppo del linguaggio?

Prima di tutto, è importante sottolineare che crescere con due o più lingue non è fonte di confusione per i bambini, poiché sono in grado di distinguerle fin dalla tenera età. Già nel grembo materno, i bambini imparano a riconoscere lingue diverse in base al loro ritmo (Byers-Heinlein, Burns e Werker, 2010). Inoltre, non appena i bambini bilingui iniziano a parlare, mostrano sensibilità al ‘background linguistico’ del loro interlocutore, cioè tipicamente scelgono la lingua giusta quando parlano con persone monolingue (Nicoladis & Genesee, 1996). Quando parlano con altri bilingui, imparano anche molto rapidamente a cambiare lingua all’interno di una conversazione per scopi comunicativi (Lanvers, 2001). Un cambio di lingua può indicare un cambio di argomento: ad esempio un bambino bilingue potrebbe preferire una lingua per parlare della famiglia e l’altra per parlare della scuola (McClure, 1977; De Houwer, 2009).

Tuttavia, non significa che le due lingue si sviluppino separatamente l’una dall’altra. Alcuni ricercatori pensano che, con un certo grado, le due lingue siano sempre attive nella mente di una persona bilingue e, a seconda del contesto sociale e linguistico, possano influenzarsi reciprocamente (Grosjean, 2013). Di conseguenza, un bilingue a volte può dire cose che un monolingue non direbbe, come nel caso in cui ci siano due strutture grammaticali in competizione durante la produzione linguistica. Ad esempio, un bambino bilingue italiano-inglese potrebbe dire “sono 4 anni” invece di “ho 4 anni”, perché è così che lo diresti in inglese. La competizione tra due lingue può anche diventare evidente nel modo in cui i bilingui elaborano l’informazione mentre ascoltano le frasi. Ad esempio, quando un bilingue italo-spagnolo sente la parola “burro”, che significa “asino” in spagnolo, può attivare il concetto di un prodotto lattiero-caseario, ma anche il concetto di un animale che assomiglia a un cavallo. Pertanto, anche in bilingui competenti e fluenti le due lingue possono interagire, il che vale sia per gli adulti che per i bambini (Serratrice, 2013; Treffers-Daller & Sakel, 2012).

Quindi è davvero più facile per i bambini diventare bilingui che per gli adulti? La risposta a questa domanda sembra essere sì, ma solo fino ad un certo punto. Quando un bambino riceve una sufficiente esposizione linguistica di alta qualità fin dalla tenera età, e c’è una motivazione per imparare entrambe le lingue, egli potrà imparare più di una lingua in modo piuttosto semplice, senza istruzioni esplicite. Allo stesso tempo, l’apprendimento di due lingue richiede naturalmente un po’ più di tempo di quello di una sola, e i bambini bilingui molto spesso sono più bravi in una lingua rispetto all’altra (Unsworth, 2013). Come ha sottolineato Grosjean (1989), un bilingue non è la stessa cosa di due monolingui in una persona, e perciò non dovrebbe essere valutato in quel modo.

Indipendentemente dalle lingue parlate, essere bilingue porta molti vantaggi. Ad esempio, i bambini bilingui tendono ad avere una migliore consapevolezza della struttura del linguaggio, il che può essere utile quando si impara una terza lingua o quando si impara a leggere (Campbell & Sais, 1995; Galambos & Goldin-Meadow, 1990). Il vantaggio più importante dell’essere bilingue, tuttavia, è che ti permette di comunicare con più persone, fornendo accesso a culture diverse. Basandomi sulla mia esperienza, credo che il bilinguismo apra un mondo di possibilità, e dovrebbe quindi essere benaccolto e sostenuto, sia a casa che a scuola.

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Riferimenti

Byers-Heinlein, K., Burns, T. C., & Werker, J. F. (2010). The roots of bilingualism in newborns. Psychological Science, 21, 343-348.

Campbell, R., & Sais, E. (1995). Accelerated metalinguistic (phonological) awareness in bilingual children. British Journal of Developmental Psychology13(1), 61-68.

De Houwer, A. (2009). Bilingual first language acquisition. Bristol: Multilingual Matters.

Galambos, S. J., & Goldin-Meadow, S. (1990). The effects of learning two languages on levels of metalinguistic awareness. Cognition34(1), 1-56.

Grosjean, F. (2013). Bilingual and monolingual language modes. In C. A. Chapelle (Ed.), The encyclopedia of applied linguistics. Oxford: Blackwell Publishing Ltd.

Grosjean, F. (1989). Neurolinguists, beware! The bilingual is not two monolinguals in one person. Brain and language36(1), 3-15.

Lanvers, U. (2001). Language alternation in infant bilinguals: A developmental approach to codeswitching. International Journal of Bilingualism5(4), 437-464.

McClure, E. F. (1977). Aspects of code-switching in the discourse of bilingual Mexican-
American children. Center for the Study of Reading Technical Report; no. 044.

Nicoladis, E., & Genesee, F. (1996). A longitudinal study of pragmatic differentiation in youngbilingual children. Language Learning, 46, 439-464.

Serratrice, L. (2013). Cross-linguistic influence in bilingual development: Determinants and mechanisms. Linguistic Approaches to Bilingualism3(1), 3-25.

Treffers-Daller, J., & Sakel, J. (2012). Why transfer is a key aspect of language use and processing in bilinguals and L2-users. International Journal of Bilingualism, 16(1), 3-10.


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