Alla ricerca delle parole! Un viaggio alla scoperta di come i bambini imparano a parlare

Articolo a cura di Giulia Mornati, dottoranda in Psicologia, Linguistica e Neuroscienze Cognitive presso l’Università di Milano Bicocca. Si occupa principalmente di studiare l’acquisizione del linguaggio in popolazioni tipiche e atipiche, con un focus specifico sulle abilità di comprensione.

Immaginate di andare in un Paese straniero di cui non conoscete la lingua. Magari ne avete sentito qualche parola, o qualche suono, ma, in sostanza, non conoscete il significato di nomi o verbi, né tantomeno conoscete come sono caratterizzati questi nomi o verbi. Quindi come potete imparare questa nuova lingua?


Questa è la situazione in cui i neonati di tutto il mondo si ritrovano: il linguaggio parlato appare come un flusso di suoni che si susseguono. Infatti, le parole sono spesso concatenate e le pause alla fine di ogni parola non vengono rispettate. Tuttavia, mentre per noi adulti ci vorrebbero probabilmente molti anni per arrivare ad un discreto livello di padronanza della nuova lingua (e senza raggiungere il livello di una persona madrelingua), i bambini imparano la lingua a cui sono esposti molto velocemente. Ma come fanno?


Nel linguaggio parlato esistono alcuni indizi che possono aiutare i bambini a segmentare, ovvero a scomporre, il flusso del parlato. Infatti, PRIMA di capire il significato delle parole, il bambino deve saperle ESTRAPOLARE dal flusso linguistico e, solo successivamente, attribuirà loro un significato.

Vediamo ora alcuni tipi di indizi che possono aiutare i bambini in questo percorso:

LA PROSODIA E GLI ACCENTI

Quando parliamo, le nostre frasi hanno toni diversi a seconda di quello che stiamo dicendo o di come lo stiamo dicendo.

La prosodia è la melodia del linguaggio e ha delle caratteristiche che possono aiutare i bambini a trovare i confini delle frasi.

Per esempio, quando parliamo tendiamo ad abbassare il tono alla fine delle frasi.

Inoltre, nelle diverse lingue la posizione degli accenti nelle parole cambia: il francese tende ad accentare la sillaba finale mentre il ceco la sillaba iniziale. I bambini, quindi, potrebbero sfruttare la prosodia e in particolare la posizione degli accenti per identificare le frasi ed estrapolarle dal flusso del parlato. Christophe e colleghi (1994), hanno dimostrato che i bambini sono in grado di farlo dal terzo giorno di vita. Questi Autori hanno presentato a bambini francesi di 3 giorni di vita due tipi di sequenze bisillabiche mati. In un caso le due sillabe sono state estrapolate da una parola “mathematicien” e in un altro caso da una sequenza di due parole “panorama typique”. Le due sequenze bisillabiche, quindi, differivano per la lunghezza dei singoli suoni: erano più lunghi nel caso in cui appartenessero a due parole diverse perché il francese tende ad accentare le sillabe finali. I risultati mostrano che già a 3 giorni di vita i bambini sanno distinguere tra i due tipi di sequenze e quindi sanno usare l’accento per trovare i confini delle parole.

LE PROBABILITÁ STATISTICHE E LE REGOLARITÁ

Un altro indizio molto utile per i bambini sono i vincoli fonotattici.

I vincoli fonotattici indicano quali sequenze di suoni sono ammesse in ogni lingua e quali non lo sono e, anche, quali sequenze si possono trovare all’inizio della frase e quali alla fine.

Per esempio, la sequenza /kto/ non può trovarsi all’inizio di una parola italiana ma può trovarsi all’inizio di una parola polacca. È stato dimostrato che i bambini sono sensibili a questi vincoli fin dai 9 mesi di vita. I bambini possono sfruttare questa conoscenza per identificare le parole. Infatti, se ascoltano una sequenza del tipo conpaolo e sanno che la sequenza /np/ non è ammessa all’interno delle parole, potranno utilizzare questa informazione per dividere con da Paolo e identificare così le due parole. L’uso dei vincoli fonotattici per segmentare le parole presuppone che il bambino sappia cogliere le regolarità all’interno del parlato. Diversi Autori hanno dimostrato che i bambini già dagli 8 mesi sono in grado di calcolare le regolarità distribuzionali, ossia

la probabilità con cui una  sillaba predice la presenza di un’altra. In pratica due sillabe che sono all’interno della stessa parola hanno una probabilità di occorrenza più alta di sillabe che appartengono a parole diverse.

Per capire meglio riporto un esempio tratto dal libro “L’acquisizione del linguaggio” (Guasti, 2007). Se ascoltiamo la sequenza il foglio questa può essere l’inizio di infinite frasi. Quindi, ci sono molte sillabe che potrebbero seguire la sillaba glio di foglio. Al contrario le sillabe che possono seguire fo sono in numero limitato. Immaginiamo ora di ascoltare una lingua ipotetica in cui sono presenti queste tre frasi:

  • Ilfoglioèsultavolo
  • Ilgrandefogliogialloèsultavolo
  • questofogliochemiharegalatoMaria

Se calcoliamo la probabilità che dopo fo ci sia la sillaba glio ci risulta essere di 1 perché in tutte e tre le frasi la sillaba fo è sempre seguita dalla sillaba glio. Mentre se calcoliamo la probabilità con cui è segua glio  questa risulta essere di 0,33 perché solo in una frase su tre è segue glio. Nelle lingue naturali le cose non sono così semplici, ma è dimostrato che la probabilità che la sillaba A segua la sillaba B è più alta se A e B appartengono alla stessa parola rispetto a quando appartengono a due parole diverse. I bambini fin dagli 8 mesi sanno calcolare le probabilità tra le sillabe e usano questo processo per dividere ed identificare le parole.

Questi sono solo degli esempi di indizi che si trovano all’interno del parlato e che sono utilizzati dai bambini per comprendere come è formato il linguaggio. Ognuno di questi indizi da solo non è sufficiente, ma usandoli tutti insieme il bambino riesce ad estrapolare velocemente le parole. Il passo successivo è l’assegnazione di un significato ad ogni parola.

Per questo motivo, vi inviamo ad aspettare la seconda parte di questo approfondimento sull’impervio cammino verso l’apprendimento della lingua!

RIFERIMENTI

Christophe, A., Dupoux, E., Bertoncini, J., & Mehler, J. (1994). Do infants perceive word boundaries? An empirical study of the bootstrapping of lexical acquisition. The Journal of the Acoustical Society of America, 95(3), 1570–1580. https://doi.org/10.1121/1.408544

Guasti, M. T. (2007). L’acquisizione del linguaggio (R. C. Editore, ed.).

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