Alla ricerca delle parole! Un viaggio alla scoperta di come i bambini imparano a parlare- PT 2

Articolo a cura di Giulia Mornati, dottoranda in Psicologia, Linguistica e Neuroscienze Cognitive presso l’Università di Milano Bicocca. Si occupa principalmente di studiare l’acquisizione del linguaggio in popolazioni tipiche e atipiche, con un focus specifico sulle abilità di comprensione.

Nella prima parte del viaggio alla scoperta di come i bambini imparano a parlare, abbiamo visto che all’interno del parlato ci sono una serie di indizi che aiutano a trovare e identificare le parole. Abbiamo parlato di prosodia, di accenti e di calcolo di probabilità. C’è ancora un indizio molto importante che aiuta i bambini, non solo ad identificare le parole, ma anche a categorizzarle.

LE PAROLE FUNTORI

Le parole funtori sono parole che non hanno un significato lessicale di per se’ ma che esprimono dei legami grammaticali e sintattici all’interno delle frasi. Tra questi troviamo, gli articoli, i pronomi, le preposizioni, i suffissi verbali etc.

Una delle caratteristiche di questo tipo di parole è che sono molto frequenti e si trovano quasi sempre in posizioni fisse. Prendiamo ad esempio gli articoli. In italiano ogni nome deve esse preceduto da un articolo. I bambini, quindi, possono sfruttare gli articoli per identificare i nomi. 

L’acquisizione delle parole funtori segue un percorso graduale che inizia ben prima che i bambini imparano a parlare. Inizialmente, i bambini fanno una grossolana distinzione tra la parole funtori e le parole contenuto, ovvero quelle con un significato (nomi, verbi, aggettivi etc). Poi, iniziano a fare delle distinzioni all’interno della categoria. In uno studio francese è stato dimostrato che i bambini di 11 mesi sanno distinguere tra gli articoli veri e gli articoli inventati (Hallé, Durand, & De Boysson-Bardies, 2008). Infine, i bambini possono usare le varie parole funtori per categorizzare le parole seguenti. Come dicevamo, in italiano, come anche in francese, i nomi sono preceduti dagli articoli, mentre i pronomi precedono i verbi ( ad esempio “gli fa fare i salti”, gli è un pronome).

In uno studio francese (Shi & Melançon, 2010), hanno fatto ascoltare a bambini di 14 mesi due parole inventate. Ad un gruppo di bambini veniva fatta ascoltare questa parola preceduta da un articolo, come se questa parola inventata fosse un nome. Ad un secondo gruppo invece la stessa inventata veniva fatta precedere da un pronome, come se la parola inventata fosse un verbo.

Una volta abituati, si passava alla fase test: ai bambini venivano fatte ascoltare le stesse parole inventate precedute da nuovi funtori che potevano appartenere alla stessa categoria usata nella fase di familiarizzazione o alla categoria opposta. Quindi i bambini che nella prima fase avevano ascoltato la parola inventata preceduta da un articolo, nella seconda fase sentivano la stessa parola preceduta da un nuovo articolo (stessa categoria della fase di familiarizzazione) oppure preceduta da un pronome (categoria diversa dalla fase di familiarizzazione) e viceversa per i bambini che nella prima fase avevano ascoltato la parola preceduta da un pronome. I risultati mostrano che solo i bambini che nella prima fase hanno ascoltato la parola inventata preceduta da un articolo sono in grado di riconoscerla anche quando è preceduta da altri articoli. Inoltre, in questo gruppo l’attenzione mostrata verso la parola preceduta da un articolo era diversa rispetto a quando la stessa parola era preceduta da un pronome: quindi questi bambini sanno distinguere anche tra articoli e pronomi. Questi risultati ci dicono che i bambini a 14 mesi sanno usare gli articoli per categorizzare la parola adiacente come un nome, mentre hanno ancora delle difficoltà a sfruttare i pronomi.

Studiare la comprensione del linguaggio, rappresenta una sfida per i ricercatori, soprattutto per chi vuole studiare la comprensione dei bambini in una fase pre-verbale. 

Recentemente, però si stanno utilizzando delle metodologie online che permettono di studiare la comprensione mentre sta avvenendo. Infatti, con questo termine non indichiamo le metodologie che sfruttano la rete internet, ma metodologie in grado di studiare il processo di comprensione, dall’inizio alla fine, che non richiedono necessariamente una risposta esplicita da parte del bambino (per esempio indicare una figura o rispondere ad una domanda), la quale sarebbe molto difficile da ottenere da bambini che ancora non parlano. Tra le metodologie online troviamo lo studio dei movimenti oculari e lo studio delle risposte elettroencefalografiche a stimoli proposti. Queste tecniche permettono di vedere in tempo reale come i bambini processano l’input linguistico. In questo modo è possibile studiare anche aspetti più specifici della comprensione, come per esempio il processamento del genere grammaticale.

Gli articoli in diverse lingue sono contrassegnati da un genere (maschile vs femminile, comune vs neuro…) che deve concordare con il nome a cui si riferisce. Per esempio, in italiano, l’articolo LA è solitamente seguito da un nome femminile, mentre l’articolo IL da un nome maschile. I ricercatori si sono quindi chiesti se e quando i bambini riescono a estrarre ed analizzare il genere grammaticale contenuto nelle parole funtori per crearsi delle aspettative sul nome che verrà dopo.

Tramite lo studio dei movimenti oculari è stato dimostrato che i bambini dai 2 anni, posti di fronte a due figure di genere grammaticale diverso (la palla vs il treno), riescono ad analizzare il genere grammaticale contenuto negli articoli e a dirigere il loro sguardo sulla figura di quel genere grammaticale, prima ancora di sentire il suo nome. Per esempio, sentendo “guarda la palla”, già quando sentono la, dirigono lo sguardo sulla figura di genere femminile, prima ancora di sentire la parola palla (e.g. Lew-Williams and Fernald, 2007). In un altro studio, invece, è stata registrata l’attività cerebrale di un gruppo di bambini francesi di 4-8 anni, mentre ascoltavano delle frasi grammaticalmente scorrette in cui il genere dell’articolo non concordava con il nome a cui si riferiva. I risultati hanno mostrato che il cervello risponde a questo errore producendo una risposta (un’onda) caratteristica dell’analisi morfosintattica, dimostrando così di aver colto l’errore (Courteau et al 2013).

Il viaggio che i bambini compiono per imparare la propria lingua è estremamente affascinante e ricco di continue sorprese e scoperte ed è per questo che è l’oggetto di studio di molti ricercatori in tutto il mondo.

BIBLIOGRAFIA

Courteau, É., Royle, P., Gascon, A., Marquis, A., Drury, J. E., & Steinhauer, K. (2013). Gender concord and semantic processing in French children: An auditory ERP study. BUCLD 37 Proceedings, 1, 87-99.

Hallé, P. A., Durand, C., & De Boysson-Bardies, B. (2008). Do 11-month-old French infants process articles? Language and Speech, 51(1–2), 23–44. https://doi.org/10.1177/00238309080510010301

Lew-Williams, C., & Fernald, A. (2007). Young children learning Spanish make rapid use of grammatical gender in spoken word recognition. Psychological Science, 18(3), 193-198.

Shi, R., & Melançon, A. (2010). Syntactic Categorization in French-Learning Infants. Infancy, 15(5), 517–533. https://doi.org/10.1111/j.1532-7078.2009.00022.x

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