Ho appena terminato una video call! Sì, ma poi me ne restano 1000!!“Zoom Fatigue” stanchezza da Remote Working

Articolo a cura di Ezia Rizzi e Giulia Paganin

C’è qualcosa che questa pandemia non abbia cambiato? Sembrerebbe di no! In un anno tutto è stato stravolto e molti di noi si sono trasformati in persone a mezzobusto. No, non si è verificato anche un maleficio e nessuno è stato tramutato in una statua commemorativa, ma molti di noi sono stati trasformati in mezzobusto a causa delle numerose video call.                                                            
Con la pandemia abbiamo scoperto un nuovo modo di lavorare, il lavoro da remoto (Remote Working), comunemente e impropriamente chiamato smart working. Il percorso casa-lavoro lavoro-casa non è mai stato così veloce, bastava spostarsi da una sedia all’altra magari anche nella stessa stanza.  Chissà quanti, durante lo smart working, indossavano giacca e cravatta o una bella camicia ben visibile in video e un paio di ciabatte e il pigiamone nascosti sotto il tavolo.        

Si stima che lo smart working, e non solo, ad aprile 2020 abbia portato circa 300 milioni di persone ad utilizzare la piattaforma Zoom rispetto ai 10 milioni di utenti del 2019 (Iqbal, 2020; Chawla, 2020). Certo questa situazione potrebbe aver portato i suoi bei vantaggi: niente traffico, niente alzatacce la mattina, nessuna organizzazione spasmodica della routine; ma nello stesso tempo ha comportato non pochi grattacapi, come figli in DAD da seguire, riunioni continue, occhi stanchi e mal di testa da monitor sempre accesi.                                                                                 

Questo aumento delle videoconferenze ha generato una crescente preoccupazione in merito ad un particolare tipo di esaurimento, definito con il termine “Zoom Fatigue”, che fa specifico riferimento alla fatica sperimentata durante o dopo una videoconferenza (Fauville et al., 2020). Questo fenomeno comporta stanchezza, ansia e preoccupazione. Perché accade questo? Il modo di comunicare in una video call cambia e il nostro cervello deve sincronizzare i movimenti, i gesti e la comunicazione, richiedendo così un maggiore utilizzo di risorse e un maggiore carico sulle funzioni cognitive. Bailenson, ad esempio, in un suo recentissimo e interessante articolo, si focalizza su quattro possibili fattori che facilitano l’insorgenza di sintomi legati alla zoom fatigue: l’eccessiva quantità di sguardi ravvicinati, il carico cognitivo maggiore, l’aumento dell’autovalutazione di sé e limitazioni alla mobilità fisica. Proviamo ad approfondire ognuno dei punti presentati.

Eccessiva quantità di sguardi ravvicinati: immaginate il disagio che proviamo quando ci troviamo con una serie di sconosciuti in ascensore, a distanza ravvicinata. Sull’ascensore si può abbassare lo sguardo, e far finta di fare/guardare altro; durante le video conferenze no. Siamo obbligati a sostenere sguardi di più persone contemporaneamente, diversamente da quanto faremmo in ufficio, seduti a un tavolo.

Carico cognitivo: quando siamo in presenza, automaticamente riusciamo a processare una serie di informazioni che provengono dal contesto, dagli altri interlocutori, dai gesti, dai toni. Quando due persone si trovano faccia a faccia si possono interpretare i movimenti del corpo e tutto quello che concerne la comunicazione non verbale; questi aspetti facilitano la conversazione, ma in una video call vengono a mancare. Inoltre, quando in una call ci sono molti partecipanti, non si rispettano i turni della conversazione e quando l’argomento risulta ostico e/o noioso si tende ad essere distratti e a non attribuirvi la stessa importanza che si darebbe in una conversazione faccia a faccia. Per partecipare a lunghe riunioni in Zoom, Meet o Skype il nostro cervello necessita di attenzione sostenuta. Essa ci permette di mantenere l’attenzione sugli eventi più importanti e che richiedono risposte ben precise. Questo tipo di concentrazione però, già dopo 20 minuti può avere un calo della performance. L’attenzione sostenuta rappresenta una componente fondamentale delle capacità cognitive degli esseri umani; studi di neuroimmagine e in ambito neuropsicologico hanno individuato nelle aree fronto-parietali, in particolare nell’emisfero destro, le aree che si occupano di questa abilità. La performance di questa funzione cognitiva peggiora con l’età; ma anche la motivazione, le richieste percettive influiscono notevolmente su di essa.

Aumento dell’autovalutazione per aver fissato il video di se stessi: l’esposizione a specchi virtuali, come può essere quel piccolo riquadro che appare durante le videocall, contribuisce ad aumentare l’attenzione che si focalizza su se stessi e può portare a suscitare emozioni negative, tra cui depressione e ansia.

Limitazioni della mobilità fisica: probabilmente è capitato a tutti di sentirsi intrappolati tra le mura della propria stanza adibita ad ufficio, percepire di non avere nemmeno il tempo di fare una pausa tra una videochiamata e l’altra. Questo causa una spossatezza che spesso si rispecchia in un’apatia, una mancanza di energie per uscire, muoversi e fare attività fisica all’aperto. È risaputo il ruolo che l’attività motoria ha sulla nostra salute fisica, come anche su quella mentale.

Cosa possiamo fare dunque, per evitare che l’inquadratura della telecamera

stringa troppo sulla nostra vita?

Dobbiamo assolutamente impegnarci a:

Limitare il numero di videochiamate durante la giornata, quando possibile. Organizzare e partecipare alle videoconferenze solo quando necessario, e con un numero limitato di partecipanti.

Prendere delle pause, spostarsi dalla scrivania, alzarsi un momento.

Spegnere la videocamera, per evitare di fissarsi sulla propria immagine.

Evitare il multitasking quando possibile, non sovraccaricarsi facendo più cose contemporaneamente.

Esercizi da scrivania, utili per aumentare il proprio livello di attività fisica (stretching per la schiena, allungamento gambe, ecc.).

Bibliografia

Fauville, G., Luo, M., Muller Queiroz, A. C., Bailenson, J. N., & Hancock, J. (2021). Zoom Exhaustion & Fatigue Scale. Available at SSRN 3786329.

Bailenson, J. N. (2021). Nonverbal overload: A theoretical argument for the causes of Zoom fatigue. Technology, Mind, and Behavior2(1).

Iqbal, M. (2020). Zoom revenue and usage statistics. Business of apps. Retrieved February 12, 2021 from: https://www.businessofapps.com/data/zoom-statistics/

Chawla, A. (2020). Coronavirus (COVID-19) – ‘Zoom’ application boon or bane. Available at SSRN: http://dx.doi.org/10.2139/ssrn.3606716

https://www.nationalgeographic.it/ambiente/2021/04/ecco-come-gestire-al-meglio-laffaticamento-da-videochiamata

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