Amore a prima vista o amore a primo swipe? Le relazioni sentimentali nell’Era di Tinder

A cura di Ezia Rizzi

Agenzie matrimoniali? Partner approvati dalla nonna dopo anni di “ma ce l’hai il fidanzatino”? Appuntamenti al buio organizzati dall’amica che “no guarda, ti giuro, è perfetto per te”? No grazie. Benvenuti in una nuova Era!

Negli ultimi anni il numero di app di incontri è notevolmente aumentato: il nostro smartphone è diventato la porta di accesso agli scambi più disparati; con una chat è possibile entrare in contatto con chiunque, dal vicino di casa con cui non si è mai scambiata una parola, al bello e impossibile dall’altra parte del mondo.
Questa modalità di incontro si è così diffusa che, nell’ultimo anno, anche Facebook ha inserito una sezione dedicata al dating, cercando di far concorrenza all’affermato Meetic; noi oggi però vogliamo parlare di un’altra app, un’app che sembra non avere eguali: Tinder.
Negli ultimi anni, la crescente popolarità di Tinder ha suscitato interesse negli psicologi e nel mondo della ricerca psicosociale; anche noi di The Brain Salad non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione: abbiamo scelto di scrivere un articolo non solo basato su studi presenti in letteratura, ma di immergerci in un articolo basato sull’esperienza diretta. Proprio come utenti veri, alcune di noi hanno creato un profilo (non fake!) e abbiamo toccato con mano la realtà legata alla piattaforma.

Si stima che Tinder abbia 50 milioni di utenti in più di 190 paesi; 10 milioni di utenti attivi ogni giorno. Nonostante quest’app sia nata “per tutte le persone che hanno voglia di socializzare”, così è descritta, gli utenti la considerano principalmente una app legata ad incontri sessuali o adatta alla creazione di relazioni sentimentali (LeFabvre, 2018; Sumter et al., 2016; Orosz et al., 2018).
Ma scendiamo ora nei dettagli, iniziando dal suo utilizzo. Ovviamente, appena si accede all’app, bisogna inserire i dati di interesse: nome, cognome, età e foto; volendo, in aggiunta, si possono inserire dei filtri, che specifichino la distanza entro la quale cercare il proprio partner; vi è poi la possibilità di fornire proprie descrizioni, di raccontare hobby e passioni; infine, è consigliato collegare al profilo i propri account social (azione utile anche per confermare che non si tratti di un profilo fake).
Eccoci dunque, siamo iscritti. Possiamo accedere ora al “catalogo”: con un like o con un nope si esprimono le proprie preferenze sulle persone da contattare; in realtà il free account ha i suoi limiti, se non paghi un abbonamento non puoi contattare liberamente gli altri utenti: senza un account premium, non puoi sapere chi ha messo un like al tuo profilo e viceversa. Per poter dare inizio ad una chat deve avvenire un match, ovvero un like reciproco.

Ma soffermiamoci ora sul “catalogo”, che risulta essere molto eterogeneo per una ragazza etero: qui possiamo trovare, il latin lover con una spada tra i denti e una bottiglia di spumante in mano; l’uomo con il cappellino da Leprechaun; l’avvocato; il trasportatore; il palestrato; l’avventuriero; il medico; chi cerca solo del sesso occasionale (specificandolo nella descrizione). Tirando le somme, in 10 giorni di utilizzo di Tinder abbiamo “incontrato” persone dalle più varie personalità e persone interessanti con le quali scambiare due chiacchiere. Ma resta il fatto che la maggior parte degli utenti con cui siamo entrati in contatto era, in modo esplicito, alla sola ricerca di sesso occasionale.
Orosz et al., (2018) e Sumter et al., (2016) nei loro studi sottolineano come i fattori motivazionali che spingono le persone all’utilizzo di Tinder siano la ricerca del sesso occasionale, ma anche l’amore, l’amicizia, il miglioramento dell’autostima, la facilità di comunicazione e la noia.
I risultati di un sondaggio online hanno mostrato che, rispetto alle donne, gli uomini hanno maggiori probabilità di utilizzare l’app per sesso e relazioni occasionali (Sumter et al., 2016) e le donne soprattutto per amicizia e auto-convalida (Ranzini e Lutz, 2017). Le donne sembrano anche essere più selettive nelle loro decisioni, nello scegliere o meno una persona alla quale chiedere un match mediante un like, rispetto agli uomini (Timmermans e Courtois, 2018). Gli uomini hanno maggiori probabilità di utilizzare il social network per cercare potenziali partner e avere relazioni rispetto alle donne (Muscanell e Guadagno, 2012; Mazman e Usluel, 2011; Raacke e Bonds-Raacke, 2008).

Il momento clou dell’“incontro” si concentra tutto nella percezione dell’utente di fronte al “catalogo”; come sottolineato da Weiser et al. (2017) l’utente di Tinder prescelto non deve dimostrare di essere un modello di moralità, ma semplicemente di non essere “predatore” come gli altri utenti presenti sulla piattaforma. Gli utenti di Tinder esprimono giudizi basati sull’attrattiva fisica, e sulla percezione del carattere morale e desiderabilità sociale legata alla percezione del volto.

Per concludere possiamo dire che l’utilizzo da utenti di Tinder conferma ciò che gli studi hanno evidenziato; è importante però non dimenticare l’importanza della variabilità individuale che ci spinge a scegliere un eventuale partner piuttosto che un altro.

Weiser, D. A., Niehuis, S., Flora, J., Punyanunt-Carter, N. M., Arias, V. S., & Baird, R. H. (2018). Swiping right: Sociosexuality, intentions to engage in infidelity, and infidelity experiences on Tinder. Personality and Individual Differences, 133, 29–33. https://doi.org/10.1016/j.paid.2017.10.025

Sumter S., Vandenbosch L., Ligtenberg L. Love me Tinder: Untangling emerging adults’ motivations for using the dating application Tinder. Telemat. Inf. 2017;34 doi: 10.1016/j.tele.2016.04.009.

Orosz, G., Benyó, M., Berkes, B., Nikoletti, E., Gál, É., Tóth-Király, I., & Bőthe, B. (2018). The personality, motivational, and need-based background of problematic Tinder use. Journal of Behavioral Addictions, 7(2), 301–316. https://doi.org/10.1556/2006.7.2018.21

Muscanell, N. L., & Guadagno, R. E. (2012). Make new friends or keep the old: Gender and
personality differences in social networking use. Computers in Human Behavior, 28(1),
107-112.

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